Quando si parla di Mercosur, spesso il dibattito pubblico si concentra su dazi, competitività e impatto economico. Dal punto di vista di chi acquista cibo (GDO, importatori, buyer per ristorazione o industria), però, la domanda è molto più concreta: l’aumento degli scambi può far crescere l’esposizione a criticità di qualità e conformità, soprattutto su ortofrutta? Negli ultimi mesi anche perché l’iter dell’accordo UE-Mercosur ha avuto nuovi passaggi e discussioni politiche a gennaio 2026.
“Mercosur = cibo peggiore”: filiere più lunghe e controlli più difficili
Partiamo da un punto fermo: nell’UE, i prodotti venduti devono rispettare le regole UE, incluse quelle su sicurezza alimentare e residui. Questo vale anche per l’import. Il problema pratico, per un acquirente, è che allungare e intensificare le filiere aumenta:
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variabilità tra fornitori (standard agronomici, post-raccolta, igiene);
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rischio di non conformità “spot” (lotti singoli fuori specifica);
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complessità di tracciabilità e gestione reclami/ritiri.
In più, su ortofrutta entrano in gioco fattori tecnici: trattamenti fitosanitari, tempi di carenza, gestione del freddo, maturazione e shelf-life. Non sono temi ideologici: sono rischi operativi che impattano resi, reputazione e costi di controllo.
Residui di pesticidi e “boomerang pesticides”:
il punto più delicato per chi compra
Nel confronto UE-Mercosur, una delle questioni più discusse riguarda l’uso (o la possibile presenza in residuo) di sostanze non autorizzate in UE. Organizzazioni e osservatori hanno definito questo tema anche come rischio di “boomerang pesticides” (pesticidi vietati internamente ma che possono rientrare nella catena alimentare tramite importazioni).

Da acquirente, questo si traduce in una regola semplice: non basta la dichiarazione del fornitore, serve un impianto di controllo documentale.
Perché?
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l’ortofrutta è una categoria con elevata esposizione a residui multipli;
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i rischi sono spesso di lotto, non “di Paese”;
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la non conformità può emergere anche con fornitori storici se cambiano campi, trattamenti o sub-fornitori.
E attenzione: anche quando l’UE ribadisce che gli standard restano applicabili, l’operatività dipende da piani di controllo, intensità dei campionamenti e gestione delle allerte. In altri termini: la norma è necessaria, ma per il buyer non è sufficiente.
Come ridurre il rischio: checklist pratica per acquisti e qualità su ortofrutta
Se sei un acquirente e temi un aumento di complessità con flussi Mercosur, la difesa non è “comprare meno”, ma comprare meglio. Una traccia concreta:
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Qualifica fornitore più severa: audit (anche da remoto + on-site quando possibile), verifica di sub-fornitori, piani di autocontrollo, gestione fitosanitaria e registri campo.
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Standard e certificazioni: richiedi schemi riconosciuti (es. GLOBALG.A.P. o equivalenti) e soprattutto verifica che coprano quel prodotto, quel sito, quel periodo.
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Capitolati di acquisto “misurabili”: limiti su residui (anche più restrittivi dei limiti legali, se coerenti con la tua policy), criteri su maturazione, tolleranze difetti, temperatura e tempi massimi di transito.
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Piano analitico risk-based: più campioni su categorie e origini a rischio, rotazione dei laboratori accreditati, multi-residuo ampio (non solo le “solite” molecole).
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Clausole contrattuali e gestione lotti: responsabilità chiare su non conformità, costi di richiamo, sostituzione, e tracciabilità “one step back/one step forward” reale (non solo sulla carta).
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Monitoraggio segnali e contesto: seguire le allerte e i trend di non conformità (per capire se cambiano pattern su specifiche commodity).
Un dettaglio utile: nelle misure di salvaguardia discusse in UE in relazione all’accordo, si parla anche di monitoraggio rafforzato su alcuni prodotti sensibili, includendo gli agrumi. Per chi compra ortofrutta, è un indizio su dove i riflettori potrebbero concentrarsi.
In sintesi, “Mercosur” per un buyer non è uno spauracchio astratto: è un contesto che può aumentare opportunità e concorrenza, ma richiede maturità di procurement (qualifica fornitori, controlli, contratti, dati). Chi ha già processi solidi, regge meglio. Chi compra “a prezzo” e basta, prima o poi paga in resi, crisi o reputazione.